Quando ci si accinge a valutare una riforma del sistema educativo, la domanda fondamentale da porsi è una sola, semplicissima: renderà migliore le nostre scuole e le nostre università, le metterà nella condizione di essere più moderne, efficienti e competitive? Nel caso dei decreti presentati dal ministro Gelmini, la risposta mi sembra evidente: no. Questa non è una riforma, ma un drastico e indiscriminato taglio delle risorse. Per questo ci opponiamo.Le diatriba salottiera sul voto in condotta e l’operazione amarcord che accompagna due decisioni di diversa gravità come la reintroduzione del grembiulino e del maestro unico non sono che tentativi di sviare l’attenzione dal nodo vero della questione. In una riforma c’è sempre un’idea di futuro. Giusta o sbagliata che sia. Ma in questi provvedimenti non c’è nulla di simile. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Quello che mi preoccupa è l’effetto devastante di queste scelte sul nostro Paese che, secondo tutte le statistiche, è già uno dei più ingiusti e socialmente immobili d’Europa. Un Paese in affanno. E il taglio delle risorse all’università, alla ricerca, non potrà che aggravare questa situazione, perché inceppa il motore del futuro. L’incantesimo è finito. Quest’estate, osservando un panorama desolato di sfiducia e rassegnazione, parlavamo della desertificazione dell’opinione pubblica. Ma ora che l’inadeguatezza di questo governo appare in tutta la sua evidenza, ora che dal piano del metodo, ostentazione di decisionismo fine a sé stesso, si passa al piano delle cose, entrando nel merito dei provvedimenti adottati nella calura di luglio, la percezione cambia.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80479